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Crisi materie prime: superarla con l’economia circolare

Scritto da Redazione | 13/12/2022

Secondo un recente articolo del "Corriere della Sera", in cinquant’anni il consumo globale di risorse è quadruplicato, e la pandemia prima e l’emergenza energetica poi hanno frenato l’adozione di pratiche alternative a quelle di produzione lineare. Bisogna invertire la rotta.

L’Italia? Primeggia nella raccolta dei rifiuti, ma si può ancora fare molto per il consumo di suolo e l’ecodesign. Ecco i dati degli ultimi anni. 

 

 

Indice: 

 

Economia circolare nel 2022: riportare l’attenzione al riciclo

Governi e imprese di tutto il mondo fanno i conti con un problema la cui soluzione, almeno in parte, potrebbe esser a portata di mano: si chiama economia circolare. 

Purtroppo, pandemia e conflitto in Ucraina hanno distolto l’attenzione da questo tema: tra il 2018 e il 2020 il tasso di circolarità globale è sceso dal 9.1% all’8,6%, invece di crescere. In soli sei anni, dalla Cop21 di Parigi alla Cop26 di Glasgow, sono stati estratti circa 500mila miliardi di tonnellate di materiali (dati del Circularity Gap Report 2022). 

Nel 1972, quando è stato pubblicato il rapporto Limits to Growth, il mondo consumava 28,6 miliardi di tonnellate di materie prime. Nel Duemila siamo saliti a 54,9 miliardi di tonnellate e nel 2019 abbiamo oltrepassato i 100 miliardi di tonnellate. Questa accelerazione ha un effetto importante anche sull’aumento dei rifiuti prodotti: oltre il 90% di tutti i materiali estratti e utilizzati viene sprecato. In Europa nel 2020 sono state consumate, in media, circa 13 tonnellate pro capite di materiali, con differenze consistenti tra le maggiori economie, che vanno dalle 7.4 tonnellate pro capite dell’Italia alle 17.5 della Polonia, passando per le 13.4 della Germania.

L'Italia è ai primi posti per il riciclo dei rottami ferrosi

 

Materie prime e circolarità: il ruolo dell’Italia

L’Italia in questo quadro non è l’ultima della classe, anzi. In base ai dati del rapporto sull’economia circolare in Italia nel 2022, realizzato da Circular Economy Network, in Europa il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo è stato del 12,8%, mentre in Italia è stato del 21,6%, secondo solamente a quello della Francia (22,2%) e oltre otto punti percentuali sopra a quello della Germania (13,4%). Notizie positive arrivano anche sul fronte dei rifiuti: la percentuale di avvio al riciclo ha raggiunto quasi l'84%, il dato più elevato dell’Unione Europea. 

Tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che ha riciclato la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli prodotti dalle industrie e dalle aziende): circa il 75%. 

Per quanto riguarda i rifiuti urbani, l’obiettivo di riciclo è del 55% al 2025, del 60% al 2030 e del 65% al 2035, ma nel 2020 l’Italia ha già riciclato il 54,4%, contro una media europea del 47,8%. 

Non sono altrettanto positive le notizie su altri fronti: siamo agli ultimi posti sia per il consumo di suolo, sia per l’eco-innovazione, e registriamo un declino nel settore della riparazione, dove abbiamo perso sia aziende sia occupati. C'è ancora molto da fare per migliorare.

 

Circolarità per la riduzione delle materie prime

Il buon posizionamento dell’Italia nella circolarità ci mette in una condizione favorevole per affrontare le attuali difficoltà, ma si potrebbe far meglio. 

Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, conferma al Corriere della Sera:

È necessario introdurre nuovi requisiti per rendere i nostri prodotti più circolari - che vuol dire più durevoli, affidabili, riutilizzabili, aggiornabili, riparabili, più facili da mantenere, riciclare e ristrutturare - ed efficienti dal punto di vista energetico. 

Il potenziale vantaggio economico per lo scambio di risorse fra i diversi settori produttivi in Europa è stimato tra i 7 e i 13 miliardi di euro, a cui aggiungere oltre 70 miliardi per i costi di discarica evitati. Dati da non sottovalutare. 

 

In conclusione, per poter superare la crisi delle materie prime e dare solidità alla crescita economica sostenibile, è necessario dividere la crescita dei consumi dal consumo di materiali, passando da un modello lineare a uno circolare. Un'attività che non dobbiamo dimenticare, nonostante lo scenario contingente particolarmente sfidante. 

Ulteriori approfondimenti sul tema si trovano agli articoli, “Economia circolare: alcuni esempi in ambito industriale” e “Riciclo dell’alluminio: un esempio di economia circolare”.

 

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