In un sistema oleodinamico stabilizzato, il fluido idraulico ricircola continuamente e raggiunge un livello di contaminazione stabile, che dipende dalle caratteristiche del filtro utilizzato.
Le particelle contaminanti residue avranno dimensioni vicine alla dimensione di ritenzione del filtro (il suo "potere di rimozione").
La classificazione della contaminazione dell'olio idraulico è una metodologia utile che aiuta a definire la quantità di contaminanti nei fluidi: fornisce un dato di sintesi e permette di valutare la pulizia dell’olio e di sapere, quindi, se l'impianto è a rischio guasto.
Vediamo come funziona.
In questo articolo parliamo di:
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Ogni macchina in cui la trasmissione della forza, la lubrificazione o la combustione avviene tramite l’azione dell’olio è dipendente dalle condizioni dell’olio stesso.
Il fluido giunge in contatto con componenti di sistema sensibili e pertanto deve essere considerato il componente più importante, da monitorare costantemente.
Per approfondire le linee guida da seguir per effettuare il monitoraggio dei fluidi, consigliamo l'articolo "Fluid care: come, quando e perché"
Nell’articolo “Manutenzione oleodinamica e IPdM: la parola all'esperto” abbiamo visto l'importanza della manutenzione e delle tecniche di oil condition monitoring per l'ottimizzazione dei processi produttivi.
Ricordiamo che per "contaminazione del fluido idraulico" si intende una misura che valuta la presenza di sostanze disomogenee nell’olio, che possono danneggiare anche gravemente i componenti idraulici.
Approfondiamo insieme le normative per la classificazione dell'olio idraulico.
Un primo metodo di classificazione di particelle, il più diffuso, fa riferimento alla ISO 4406:2021, una normativa per i fluidi idraulici applicata a tutti i settori dell'industria.
La quarta versione della normativa è fondamentale soprattutto per operazioni legate all'Oil Condition Monitoring, ovvero l'analisi dell'olio idraulico attraverso i PCM.
Il termine definisce l'uso dei Particle Contamination Monitors in loco come alternativa al metodo tradizionale che impiega contatori automatici di particelle in laboratorio.
L'attuale metodo per la classificazione dell'olio idraulico attraverso la codifica del livello di contaminazione da particelle solide è indicato dall'Organizzazione internazionale per la standardizzazione, anche più conosciuta con il suo acronimo, ISO.
Il suo metodo è stato sviluppato per testare e misurare la dimensione media circolare e la quantità di particelle all'interno di un dato volume di fluido.
La norma prevede tre classi di conteggio espresse in micron, con calibrazione a conteggio (c):
La valutazione del livello di contaminazione ISO 4406:2021 costituisce una fonte preziosa di informazione sullo stato dell’olio lubrificante e sul corretto funzionamento degli apparati.
Come la norma ISO 4406, anche la normativa SAE AS 4059 descrive la classificazione dell'olio idraulico in termini di concentrazione di particelle nei fluidi.
Le classi di purezza della norma SAE si basano sulla grandezza delle particelle, la quantità nonché la ripartizione delle grandezze delle particelle.
Dato che la grandezza delle particelle rilevata dipende dalla procedura di misurazione e dalla calibratura, le grandezze vengono contrassegnate con le lettere (A – F).
La SAE AS 4059 prevede 6 categorie dimensionali, in riferimento alla quantità di particelle:
Le classi di purezza secondo la norma SAE possono essere rappresentate nel seguente modo:
In conclusione, in un impianto oleodinamico è importante che vengano stabilite le classi di contaminazione “target” dell'olio idraulico che, una volta raggiunte, richiederanno un intervento di pulizia.
Le principali normative da rispettare per una classificazione corretta degli oli idraulici sono la ISO 4406:2021 e la classificazione SAE AS 4059.
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